Cosmovisione e Terapia Andina
Questa testimonianza è stata scritta direttamente da Don Americo Yabar, sciamano di alto livello iniziatico, primo "meticcio" ad avere ricevuto l'iniziazione a Q'Ero, dove vive l'ultima popolazione erede diretta delle antiche tradizioni dello sciamanesimo precolombiano. Q' Ero è una regione del Perù, si trova nel distretto di Cusco, antica capitale dell'impero Inca. L'altitudine media della regione è di 5500 metri, tuttora non è raggiungibile se non a piedi o a cavallo. Le condizioni climatiche e la sua difficile accessibilità hanno fatto si che la popolazione che vi abita conservasse e tramandasse per secoli le antiche conoscenze dello sciamanesimo precolombiano, conservandole nella loro forma originaria.
Per l'uomo Andino tutto è vivo e personale, mentre per il sistema dominante del mondo contemporaneo, tutto è frammentato. Solo parte della realtà è viva, e la maggior parte di questa, includendo inspiegabilmente gran parte del tratto umano, non ha vita e si considera impersonale. Nell'occidente contemporaneo si attua una separazione radicale tra gli enti e gli esseri e tra gli oggetti e le entità viventi. Inoltre dentro gli esseri si separano i razionali dagli irrazionali, entro i quali ci incontriamo noi, gli esseri umani. Nella prospettiva andina al contrario il Kausay Pacha o cosmo vivente, comprende tutto. La relazione che abbiamo con il tutto, cominciando logicamente con Dio e gli Spiriti soprannaturali, con gli esseri umani, gli animali, le piante, le rocce, le montagne, le case fino ad arrivare agli aerei e le automobili, è vivente e personale. La cosmovisione andina è orientata a curare tutto ciò con cui siamo in relazione. Gli Apu sono gli spiriti di tutte le montagne; le Qocha, gli spiriti delle lagune e dei mari; le Waka gli spiriti delle pietre e dei cristalli...esseri di diverso tipo nei quali si concentra in forme speciali il Kausay o energia vitale. E i Mallki (gli spiriti degli alberi), il Kausay della Terra, e il Sole che inoltre ha la proprietà di custodire la memoria dei nostri antenati.
Sulle Ande PAQO è il nome che si dà a una persona che al tempo stesso è mistico, sacerdote, taumaturgo e terapeuta. Nella maggior parte delle tradizioni queste funzioni sono separate e le assumono diverse persone, nella tradizione andina invece si coniugano nella stessa persona. Benché altre tradizioni le considerino incompatibili, mistica e magia sono considerati due processi paralleli e imprescindibili per il Paqo andino: la mistica è il processo per il quale l'essere umano si eleva per tenere un contatto diretto e personale con il soprannaturale e il soprasensibile, concetto che nelle Ande viene generalmente chiamato Kamaq. Quando una persona ottiene il contatto mistico con il Kamaq, sviluppa un nuovo potere personale, che in occidente si può paragonare al carisma. Nelle Ande alla persona che ha sviluppato questo potere si da il nome di Kamasqa. La civiltà delle Ande non è ne idealista ne individualista. Per questo chi ha trovato il contatto con il Hatun espiritu (grande spirito), che si è elevato all'esperienza mistica, trasforma questo contatto a finalità pratiche, per aiutare e servire la sua comunità. La magia è quel processo con il quale si concretizza l'incontro mistico, si trasforma il potere soprannaturale in uno strumento di aiuto pratico, al servizio di sé stessi e degli altri. il Paqo è un esperto nell'entrare in contatto con il soprasensibile e trasferisce il potere personale conseguito nell'esperienza quotidiana, essendo la sua missione quella di usare i suoi poteri personali nel risolvere i problemi della vita di tutti i giorni. Per questo nelle Ande, magia e mistica sono inscindibili, e si considerano una senza l'altra quanto meno incomplete.
Il compito più difficile per un Paqo andino nei confronti di un discepolo occidentale, è insegnargli a vedere (che non è la stessa cosa di guardare) che effettivamente il Kausay sta in ogni parte. Una cosa è credere che tutto è vivo, un'altra ben diversa è "vederlo" e "sentirlo". Secondo il nostro più importante maestro, Don Benito Qoriwaman il Paqo deve compiere il ruolo di "Chakaruna" (uomo ponte), che senza cessare di vedere il mondo in una forma può vederlo anche in un'altra, insegnando alle altre persone a fare lo stesso. Questo porterà a vedere la realtà in una forma più completa. Questo non significa che il Paqo andino non discrimini: il Kausay particolare di un Malky (spirito dell'albero) è diverso da quello di una Cocha (acqua) e quello di un Apu (montagna) è diverso da quello di una Waka (pietra o cristallo). Per questo quando si impara a "vedere" i quattro Nawi, o occhi del Kausay, si può entrare in comunione con il Kausay di Malquis, Cochas, Apus e Wakas e di altre infinità di esseri che condividono con noi Pacha, il cosmo vivente. A partire da questo momento possiamo cominciare a praticare con tutti questi esseri il Kausay ayni, il tocco o reale congiunzione cosmica. Qui possiamo condividere e scambiare la forza della vita con tutto l'esistente e così apprendere da una roccia e insegnare a una roccia, o da un albero o da una montagna. Diamo quello che abbiamo e riceviamo quello che ci manca , nutrendo o essendo nutriti per mezzo del Kausay, la energia della vita, che lo riempie completamente....
torna su Americo Yabar Dal libro "siguendo las huellas de los Q'eros" traduzione e adattamento di Maurizio Balboni |