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Fuego Nuevo

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo racconto di Don Carlos Jesus Castillejos.

"Quando abbiamo detto a Don Cruz che saremmo andati a Virikuta con l’anziano Pedro ci manifestò la sua preoccupazione:
“State attenti con Pedrito…..
Voi gli credete perché vi sembra gentile e buono, ma se lo “vedeste”, sapreste che è un "cabron". Se non state attenti vi frega!
Non avete  idea con chi vi state mettendo. Andare in un luogo di potere con un uomo di conoscenza è una storia seria, non prendetela alla leggera. Se andate con lui al deserto per pura ambizione… poi non dite che non vi ho avvertito..!”

Incredulo per l’esagerazione delle sue parole, gli chiesi:
“Le sembra prematuro il nostro interesse di andare al deserto con l’Abuelo Pedro? Ci sta suggerendo di non andare?"
 
All’alba del 4 febbraio del 2003 prendemmo il cammino verso il nord.
Al tramonto ci incontrammo nel deserto, nel luogo accordato, con l’Abuelo Pedro.

“ Stupidi, siete arrivati tardi! È pericoloso andare di notte da queste parti a meno che non si conosca molto bene il terreno!” Questa fu la sua dichiarazione di benvenuto

Senza perdere tempo guardò il contenuto dei nostri zaini, ritirò pile portatili e tutti quegli oggetti che gli sembravano inutili per il viaggio. Ci indicò il luogo che ognuno di noi doveva occupare nella fila del serpente-camminante  e ci condusse per sentieri sconosciuti e appena visibili all’interno di Virikuta.
Dopo aver camminato per tre ore in completo silenzio, arrivammo a un luogo che sicuramente gli apparve indicato per passare la notte.
“Cercate di riposare perché domani sarà un giorno “allegro”. Se vi svegliate per orinare state molto attenti a cosa pestate. Questo luogo è infestato da serpenti e scorpioni” affermò in tono drammatico prima di cadere in un sonno profondo.

Io mi misi nel mio sacco a pelo y non uscì da lì fino al giorno dopo.

Don Cruz non rispose e rapidamente sviò la conversazione. Chiacchierammo per varie ore di cose diverse. Prima di ritirarsi disse con solenne serietà:
“Pedro è un personaggio, un autentico archetipo della tradizione indigena viva, un codice incarnato della leggenda! Se accettate il privilegio di camminare con lui non avete altro rimedio che accettarne le conseguenze, come guerrieri. Prima o poi saprete che la sfida fisica che questo richiede è estenuante e che seguire i suoi passi tra i “picchi” più bianchi del sublime e gli “abissi” più oscuri del grottesco è un’avventura percettiva devastante”

Con gli anni ho comprovato che le parole di Don Cruz erano fondate e che con giustificata ragione pretendeva avvertirci di andare con cautela con Don Pedro.

Dall’alba camminammo per il deserto verso Bernalejo. Il sole cadeva a piombo a mezziogiorno. Don Pedro diminuì il passo e si mise in un bosco di Mezquites, indicandoci a segni di collocarci in cerchio sotto l’ombra di un albero.
Noi pellegrini approfittammo del respiro per idratarci, come fanno alcuni semi, e ci prendemmo cura dei nostri piedi:
“ La prossima volta faccio caso a Don Cruz e ci penso due volte prima di venire! Che bisogno ho, io, di andare dietro ai passi di questo vecchio pazzo e tiranno!" – mi reclamavo mentre cercavo di curarmi le vesciche dei piedi ereditate dalla “passeggiatina”.
Dopo alcuni attimi mi arrabbiai con me stesso con maggior enfasi:
“sono un idiota! Potrei starmene in pace a casa mia invece di essere in questo inferno a 45 gradi cercando latte dai serpenti!”
Vinto dalla stanchezza dormii per poco più di un’ora.

Quando mi svegliai Don Pedro aveva già acceso un piccolo fuoco al centro del cerchio.
Lentamente e con gran rispetto lo alimentava con legna secca. Lo osservai per lungo tempo, la sua maniera di trattare il fuoco e di parlargli mi sembrava strana. Non avevo mai visto nessuno farlo così.
“Giusto quello che mi mancava, definitivamente questi indios sono rimasti nel neolitico. Non hanno superato il paganesimo! Non può essere che nel ventunesimo secolo ci siano ancora uomini che adorino il fuoco!” mormoravo a voce bassa dentro di me mentre osservavo quello che mi appariva come uno spettacolo folcloristico.

Allo stesso tempo, stranamente, quello che guardavo mi appariva meraviglioso e commovente. Una parte di me giudicava implacabile con la ragione, mentre un’altra si arrendeva davanti a questo “qualcosa” meraviglioso e commovente, che appariva lì così originale e sconosciuto.
Quando tutti i membri del gruppo si erano incorporati al cerchio, Don Pedro disse con voce dolce:

“Ci sorprende nel deserto, su una montagna, nel mare. Ci sorprende qui in una cerimonia. Ci sorprende in città. È questo presente al quale giriamo intorno tra passato e futuro, quello che è qui, proprio adesso!”

Guardava come se fosse accecato dal fuoco, come se volesse decifrare qualcosa. Sembrava non avesse fretta. Collocava un legno a sinistra, un altro a destra. Poi, dopo un lungo tempo continuò:
“Ci sono luoghi che catalizzano il presente, che ci attraggono, ci chiamano per farci rendere conto di come saltiamo dal passato al futuro. Virikuta è uno di questo posti, è una terra magica, un ponte, una calamita verso questo presente. È uno specchio di terra pura le cui dimensioni non possono essere raggiunte dalla percezione sensoriale dell’uomo “comune”, dell’uomo “moderno-civilizzato”. È come dietro la scenografia del mondo stabilito, simultaneamente sta succedendo tutto: qualcosa di incredibile da vivere, qualcosa di meraviglioso da comprendere, qualcosa di vero che ci sta aspettando”
Si alzò di scatto ed estendendo le braccia esclamò con voce potente come se volesse svegliarci:
“ è questo qualcosa, questo presente che voi stessi vivete qui e ora così naturalmente in questo preciso momento!”
Si sedette di nuovo e collocò il suo dito indice sulle labbra per chiederci assoluto silenzio, poi con lo stesso dito picchiettò il suo orecchio sinistro per chiederci di ascoltare con totale attenzione.
“ascoltate la voce della terra, il canto e il cuore dei nostri antenati “ sussurrò varie volte a voce bassa.

Non mi spiego come un nonno come Don Pedro possa avere tanta forza fisica ed intellettuale.
Per tanti anni con lui abbiamo pellegrinato per le montagne, la selva, il deserto e il mare. Ogni volta l’umiliazione fisica sofferta è presente; neppure i più duri del gruppo gli stanno dietro al passo. Cammina e corre come un giovane cervo tra le piante di governadora, i cactus e le spine del deserto; si muove con l’ agilità  e la sagacità di un giaguaro nella selva.
Nel territorio della ragione è un uomo con una intelligenza prodigiosa. Si burla frequentemente beffardo delle difficoltà che affrontiamo noi per seguirlo, qui non hanno valore le lauree, i libri scritti, gli articoli pubblicati, il prestigio professionale né la posizione sociale.

Don Pedro quasi non si mosse. I legni che aveva collocato si consumarono poco a poco.

Quando rimanevano solo le braci continuò il suo discorso usando “quel tono” così particolare che piano piano riconoscevo, con gli anni, quando lui “dà la parola” alla coscienza che nasce dal presente. Coscienza che lui ed altri Abuelos chiamano “lo spirito”.
“Virikuta come luogo geografico è uno specchio per guardarci o per fare in modo che quello che chiamiamo lo spirito si guardi attraverso di noi”.
Perché così come lo spirito usa questa pianta, questo alberello, questo insetto per guardarsi nel mondo, si osserva anche attraverso ognuno di noi. Nella stessa maniera in cui noi tentiamo di guardarci nello specchio della natura”.

Rendendosi conto  della nostra sorpresa davanti alla sua ultima dichiarazione, si volse verso il gruppo e disse con squisita ironia:
“ Mentre persone così “preparate” come voi si prendono il tempo per ripassare le mie parole e capire o delucidare se nel mio ragionamento ci siano dei fondamenti e-pi-ste-mo-lo-gi-ci, vado a orinare!”
La dichiarazione del vecchio e la sua enorme capacità di saltare dal sublime al grottesco ci provocò una attacco di risa.
Don Pedro si nascose tra gli alberi a orinare. Mentre lo faceva iniziò a cantare con voce divertente imitando a “Los Panchos”:

“Siempre que te pregunto (Ogni volta che ti chiedo)
Qué cuándo, cómo y dónde (quando, come e dove)
Tú siempre me respondes ( tu sempre mi rispondi)
Quizás, quizás, quizás (Chissà, chissà, chissà).

Y así pasan los días (così passano i giorni)Y yo desesprando (ed io, disperandomi) Y tú, tú contestando (e tu, tu rispondendo)
Quizás, quizás, quizás ( Chissà, chissà, chissà)”

Uscì dai rami e si sedette di nuovo per confrontarci con forza :
“voi pensate di sapere molto, bastardi, perché siete laureati, siete professionisti o imprenditori. Alcuni di voi arrivano anche presumendo di aver camminato per anni con altri nahuales di tradizione indigena”

Indicando il fuoco e guardando il deserto esclamò:
“vi assicuro che di questo libro e di questa università non sapete assolutamente nulla!
Il vostro problema è che vi sentite così importanti e siete così sicuri che un povero indio ignorante come me non ha nulla da insegnarvi. Mi viene voglia di lasciarvi qui nel mezzo del deserto per farvi vedere quanto siete “grandi”!
Stette in silenzio per qualche minuto. Poi si alzò e suonando uno strumento immaginario iniziò a cantare di nuovo:

“Estás perdiendo el tiempo (stai perdendo il tempo)
Pensando, pensando (pensando, pensando)
Por lo que tú más quieras (fino a quando lo vorrai)
¿Hasta cuándo? ¿Hasta cuándo? (Fino a quando, fino a quando)?

Y así pasan los días  (e così passano i giorni)
Y yo, desesperando  (ed io, disperandomi)
Y tú, tú contestando (e tu, tu rispondendo)
Quizás, quizás, quizás” (chissà, chissà, chissà)”

La sua eleganza e l’impeccabile imitazione ci portarono a un caos collettivo.
Appena riuscimmo a contenerci Don Pedro disse:
“Voi che siete così colti, così saggi, così eccellenti, ditemi come facciamo a risolvere questo mistero?”

Nessuno rispose né una mezza parola.
L’Abuelo rimase a guardare l’orizzonte con gli occhi semi chiusi e alla fine disse:
“ Che doloroso è guardarci in questo specchio – Madre Virikuta – che sei una con noi tutti e non poter incontrarci, né ascoltarci, né vederci!
C’è nebbia che impedisce rivelare i nostri veri volti molto più in là delle maschere della falsa identità. Siamo qui per guardarci in questo specchio e comprendere fino a che punto siamo rimasti prigionieri tra il passato e il futuro, senza libertà, per entrare nel presente e rivelare il nostro vero viso. La nebbia tra di noi e lo specchio ci impediscono di guardarci in forma naturale e si manifesta  un abisso che separa la testa, la parola, il cuore e le mani dell’Uomo.
L’”uomo comune” intenta vanamente e infruttuosamente penetrare il mistero attraverso la ragione, mentre l’”uomo risvegliato” accetta la sfida di camminare senza cercare: senza cercare esattamente “qualche cosa” da trovare perché generalmente questo “qualche cosa” lo compromette con quello che immagina di dover trovare, qualcosa che ha già conosciuto in qualche momento. In questa maniera sarà condannato a trovare quello che già conosce, incluso sé stesso, in questo già conosciuto!”

Don Pedro non disse nient’altro. Si alzò e ci condusse fino ad abbandonare il bosco di mezquites. Non avevamo camminato che pochi minuti quando l’Abuelo si arrestò, si voltò verso il gruppo e ci gridò a pieni polmoni:
 “Siete veramente stupidi! Se non capite almeno cantate!”

Pablo al violino, Roberto alla chitarra, Paulina alla jarana, la Serpente cantando e attraversando il mistero: cammini di Virikuta.

“Siempre que te pregunto (ogni volta che ti chiedo)
Qué cuándo, cómo y dónde (quando, come e dove)

Tú siempre me respondes (tu sempre mi rispondi)
Quizás, quizás, quizás. (Chissà, chissà, chissà).
 
Y así pasan los días  (E così passano i giorni)
Y yo, desesperando   (e io, disperandomi)
Y tú, tú contestando (e tu, tu rispondendo)
Quizás, quizás, quizás.  (Chissà, chissà, chissà).

Estás perdiendo el tiempo   (Stai perdendo il tempo)
Pensando, pensando           (pensando, pensando)
Por lo que tú más quieras    (fino a quando lo vorrai)
¿Hasta cuándo? ¿Hasta cuándo?” (fino a quando? Fino a quando)?


 

Jesus Carlos Castillejos

Traduzione Alessandra Comneno